Stanno scomparendo le nostre origini...!! Questa cosa mi turba e spesso noto nelle generazioni più’ giovani un completo disinteressamento e menefreghismo di sapere e di conoscere da dove veniamo. Fortunatamente il mio paese (come i paesi degli altri Roccaforte) è piccolissimo (1000 abitanti con le frazioni) e si sente ancora parlare il dialetto, questa meravigliosa lingua della quale sono un forte sostenitore e mi piace tantissimo praticare, ma basta percorrere pochi km per essere alle porte delle città di provincia dove tutto è sparito. Che desolazione. Inoltre mi è anche capitato di avere qualche discussione in BLOG amici dove cerco di DIFENDERE le mie origini, la mia cultura, la mia storia (e per MIA intendo Italiana ) e spesso si viene indicati come ottusi, chiusi mentalmente e a volte anche razzisti. MAH.... sono comunque consapevole di essere completamente l'opposto e la cosa mi basta.Come lingua scritta, il Piemontese si usa fin dal XII secolo, ma una vera koinè si sviluppa solo nel seicento, epoca che vede la nascita di una letteratura a carattere nazionale che tocca poco per volta tutti i generi, dalla lirica al romanzo, alla tragedia, all'epica. Nel Novecento si è sviluppata anche una prosa critica e scientifica di alto livello.La grafia piemontese si basa sulla tradizione del Settecento; nel Novecento ha goduto di una standardizzazione più precisa e completa, che ha dato un non piccolo contributo alla stabilità e all'unità della lingua. Quest'ultima soffre l'influenza dell'italiano che, fin dagli anni sessanta del XVI secolo è la lingua legislativa, amministrativa e dell'istruzione in Piemonte (persino l'università di Torino fu rimodellata nel 1566 secondo gli schemi dell'Ateneo bolognese). La concorrenza della lingua ufficiale dello Stato potrebbe, secondo taluni, mettere in pericolo il Piemontese che rischierebbe in tal modo di scomparire nel corso del XXI secolo, salvo che si intervenga con misure serie per garantirne la sopravvivenza.La lingua piemontese è di origine neo-latina, ovvero romanza, formata dal latino che si è innestato sull’idioma celto-ligure nel momento dell’occupazione del Piemonte da parte dei Romani, con successivi apporti di vocaboli dall'italiano, dal francese, dal franco-provenzale, dagli idiomi occitani, germanici, dall'arabo e dallo spagnolo.
I dialetti e le parlate del Piemonte appartengono a tre gruppi diversi della branca galloromanza.
Gruppo gallo-italico , Gruppo Franco-Provenzale, Gruppo Occitano.
DIALETTO ASTIGIANO (la nostra terra)
L'astigiano (astesan) è un dialetto piemontese orientale o basso piemontese della lingua piemontese, viene parlato ad Asti e provincia. Nella Langa astigiana (Roccaverano, Bubbio) viene invece parlato il dialetto langarolo mentre andando verso Alessandria una variante dell'alessandrino. L'Astigiano, è caratterizzato nell'ultimo secolo, da una progressiva " torinesizzazione " con la sostituzione di alcuni vocabili per esempio : sìu, sia (zio, zia) al posto di barba o maña (si pronuncia magna) , ma si mantiene integralmente piemontese, pur essendo la provincia in contatto con influenze lombarde.
ALCUNI DETTI E PROVERBI
- Cosach a son coj d'Ast, largh ed boca strèit ed man.
Sono cosacchi quelli di Asti, chiacchieroni ma avari. - Coj 'd San Damian tiro la pera e scondon la man.
Quelli di San Damiano tirano la pietra e nascondono la mano. - Fa 'd pat ciàir e parla pòch
Fa i patti chiari e parla poco. - Mostrè ai gat a rampignè
Mostrare ai gatti come arrampicarsi. - L'han mangiaje fin-a le braje.
Gli hanno portato via anche i pantaloni. - Chi a pissa ciàir s'anfot di médich.
Chi piscia chiaro se ne frega dei medici. - A l'ha sempi freid ai pè.
Ha sempre freddo ai piedi. - A basta 'n soris për fesse n'amis.
Basta un sorriso per farsi un amico. - Un nemis a l'é tròp e sent amis a basto nen.
Un nemico è troppo e cento amici non bastano. - Pat ciàir, amicissia longa.
Patti chiari, amicizia lunga. - Can ch'a bàula a mòrd nen.
Can che abbaia non morde. - A caté quatr euj, a vende un.
A comprare ci vogliono quattr'occhi, a vendere ne basta uno. - Chi a va pian, a va san e a va luntan.
Chi va piano, va sano e va lontano. - A basta nen avèj ëd sòld, a venta dcò savèj-je spende.
Non basta avere i soldi, bisogna anche saperli spendere. - A son ij sòld ch'a fan la guèra.
Sono i soldi che fanno la guerra
Questi sono solo alcuni degli infiniti modi di dire. Chiunque conosce il piemontese e vuole lasciare un detto, un modo di dire, qualsiasi cosa puo' lasciare un commento.
Arvezze a tuc e sauguma an beli si al pi prestu...... ahh momenti man smentiava, al me amis Giuanin la dime cal tira pi tant an pei dla ciornia che na mandria ad beu' ...... a le propri vei, grasie Giuanin.





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